E tu, non sei stanca/o di soffrire?
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Soffrire non ha senso, a volte glielo diamo noi per giustificarci e rendere la sofferenza più sopportabile
Due fratelli. Muore la loro cara mamma. Piansero insieme, scambiandosi parole di sostegno al funerale. Il dolore era lo stesso per entrambi, almeno all'inizio.
Un anno dopo, il primo fratello aveva cambiato lavoro. Qualcosa dentro di lui si era mosso. Aveva chiamato una persona con cui aveva litigato anni prima, aveva cominciato ad alzarsi prima la mattina perché i giorni gli sembravano improvvisamente brevi. C'erano tanti progetti da realizzare e lui si stava mettendo all'opera.
Il secondo fratello, invece, aveva tenuto tutto fermo. La stanza della madre era rimasta come l'aveva lasciata lei. Le chiamate che non faceva più le mancavano ogni domenica con la stessa intensità del primo giorno. Non sopportava l'idea di quella morte così improvvisa. Quando qualcuno gli chiedeva come stava, rispondeva meccanicamente: "Bene".
Un giorno il secondo fratello chiese al primo: "Non capisco come fai. Come hai fatto ad andare avanti? Non ti manca neanche un po'?"