La storia dell'orologiaio e della bambina
È nato un verbo nuovo: 'sguardare'
DISCLAIMER: Questo sito offre esclusivamente informazioni a scopo informativo e didattico. Tali informazioni NON sostituiscono il parere di un medico o specialista, né devono essere intesi a scopo terapeutico. Questo sito NON si occupa di medicina, la quale può essere qui trattata esclusivamente in ambito giornalistico e/o filosofico.
Una storia molto svizzera
Ultimando la stesura del mio prossimo libro, ho inventato un neologismo che esprime molto bene il metodo osservatorio del contemplatore che ha interiorizzato le Bioscienze Sistemiche: sguardare. Guardare con lo sguardo, quindi con la piena presenza. Guardare serve a poco, se non sai come osservare. invece quando permetti un cambiamento di postura interiore, allora tutto diventa molto più semplice.
L'altro giorno, durante una seduta biosistemica, una donna preoccupata per le sue cosiddette "cisti ovariche", ha voluto osservare il suo sintomo che proprio non capiva. Ha iniziato la Formazione Ufficiale, tuttavia è ancora agli inizi e la preoccupazione, in effetti, ce l'aveva in quel momento e non se la sentiva di attendere la fine del percorso esperienziale della Formazione. Considerando la sua lateralità biologica, le ho chiesto direttamente per quale ragione il suo partner non volesse un figlio da lei.
Rimase stupita e in quel momento ebbe un crampo (diremmo: una crisi epilettoide) proprio in quell'area.
Stupita mi chiese spiegazioni. Il fatto è che la conformità e la natura della sua fenomenologia era chiarissima. È come se una persona si presentasse con il proprio curriculum vitae e io, leggendolo, chiedessi: "com'è stata la tua esperienza quando hai lavorato come segreteria dall'avvocato Rossi?". Non c'è niente di mistico e magico nel sapere leggere e comprendere un testo, giusto?
Con la fenomenologia che caratterizza noi viventi è grossomodo uguale.
Basta sguardare.

Voglio raccontarti una breve storia, molto svizzera tra l'altro.
C'era un orologiaio in un paese di montagna che sapeva riparare qualsiasi meccanismo. Da tutta la valle portavano orologi rotti, e lui li apriva, studiava gli ingranaggi, sostituiva le molle, regolava i bilancieri. Non ce n'era uno che gli resistesse. Un giorno una donna gli portò una vecchia pendola a cucù. "Non canta più," disse. "Da mesi."