Come evitare sintomi letali?
La natura è semplice, basta conoscerne il linguaggio
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La pelle, il sintomo e ciò che non vediamo
Spesso lavoro con fenomeni che hanno a che fare con la pelle, un ambito nel quale si dice tutto e il contrario di tutto. I disturbi cutanei vengono di volta in volta ricondotti all’alimentazione, allo stress, alle abitudini di vita e a innumerevoli altri fattori.
Poi arrivano le etichette: psoriasi, dermatite, orticaria e molte altre.
Ma cosa succede se, prima ancora di chiederci come si chiama un sintomo (che è marginale, puoi chiamarlo come ti pare), ci chiediamo: che cosa sta esprimendo? Chi serve?
Nelle Bioscienze Sistemiche, quando osserviamo la pelle, incontriamo spesso un tema molto semplice nella sua natura adattativa: la perdita di contatto, frequentemente associata a una separazione.
Non si tratta, quindi, di stabilire a priori se una persona abbia mangiato questo o quell’alimento, né di cercare una spiegazione unica e universale. Si tratta di osservare ciò che accade nella storia della persona e nel suo sistema di relazioni.
Qualche giorno fa, due clienti mi hanno raccontato che un loro conoscente — un uomo con il quale avevo svolto un lavoro biosistemico su una manifestazione cutanea definita come psoriasi e presente da anni — mi stava facendo pubblicità.
Il motivo?
Mi raccontavano che il suo sintomo era scomparso e che la sua pelle era tornata liscia e dall'aspetto normale.
Durante il nostro lavoro, l'uomo aveva potuto rivivere e attraversare un movimento interrotto verso la madre, avvenuto in relazione a una separazione verificatasi durante la gravidanza e la nascita.
All'interno della lettura biosistemica, questo cambiamento assume un significato preciso: quando viene meno la necessità adattativa che sosteneva il sintomo, il corpo può non ha più motivo di mantenerlo.